Quando si viene invitati ad un matrimonio, parenti o amici che siano, il reggino esclama solitamente la solita frase: “Minchia! Nci aimu a fari u rialu!”
E se si decide di non fare un regalo presente in lista nozze, la piaga che tormenta gli invitati è la tanto temuta e celeberrima BUSTA.
Il problema di tutti sta nel decidere quale cifra destinare agli sposi, in base a machiavellici ragionamenti che partono dal ristorante in cui si mangerà a quanto potrebbero mettere le altre persone.
Per evitare la classica “mala viruta”, si inizia così a fare un giro di telefonate tra parenti : “Pina, tu quantu nci menti? 400 euru? E non sunnu pochi? Simu sei cristiani. Teni cuntu chi poi quando si marita to figghia iddi mentunu quantu mintisti tu!”.
Non contenti di aver sentito solo un parere, si inizia a chiedere a tutti i parenti più o meno la cifra che intendono destinare ai futuri consorti, poiché il timore di mettere di meno di altri è un tormento senza pace.
Si arriva così al giorno delle nozze, i soldi vengono sistemati in una busta accompagnati da un bigliettino di auguri.
Arriva finalmente il rito della consegna: solitamente l’uomo della famiglia, si aggira con fare circospetto al tavolo in cui gli sposi consegnano le bomboniere. Mano in tasca e faccia seria. Soltanto quando la distanza è minima decidono quindi, con un movimento repentino, di tirare fuori la busta e la consegnano velocemente, come se stessero compiendo un misfatto.
Ricevuta la bomboniera, ci si affretta a salire in macchina poiché la curiosità è tanta.
Ma, una volta aperta la confezione contenente la stessa, con un’espressione mista tra disgusto e stupore, commenteranno tristemente: “E chi esti sta cacata? Su sapiva nci mintiva menu sordi ‘nta busta!”
by Filosofa

dal Salento confermiamo solennemente -.-