Continua il viaggio tra gli usi e costumi del popolo italiano. Questa volta (leggi l’articolo precedente “L’invito a cena…da nord a sud“) proviamo a fare un parallelismo tra una “tipica giornata lavorativa” di un abitante del nord Italia e quella di un abitante del sud. Ad occuparsene saranno il Filosofo, reggino doc ma attualmente insediato al nord, ed il Notturno, anch’egli reggino doc, residente invece al sud. Buona lettura!
AL NORD
La giornata lavorativa del Signor Fumagalli, lombardo da svariate generazioni, comincia molto presto. Abita in Brianza ma lavora a Milano e quindi impiega molto tempo per recarsi al lavoro. Sveglia puntata alle ore 5:43, perché ormai dopo anni di prove è riuscito ad ottimizzare i tempi per arrivare puntuale “a lavurà”. 3 minuti di tempo per alzarsi dal letto, 5 minuti netti dedicati alla doccia, 2 minuti per lavare i denti, 10 minuti dedicati alla vestizione. Per la colazione non c’è tempo, si rischierebbe di beccare la coda per strada, ed il tempo è tiranno, soprattutto se “bisogna andare a lavurà”. L’abbigliamento non è mai casuale: giacca e cravatta, borsa 24 ore ed IPAD in mano. Non importa che mestiere si faccia, è essenziale presentarsi bene sul posto di lavoro.
AL SUD
Quella del sig. Bevilacqua , calabrese doc , dovrebbe cominciare allo stesso orario , abita a Ciccarello e lavora a Sant’Anna . La sveglia suona alle 7: lui la spegne “e si vota ill’autru latu” dormendo fino alle 8 perche’ tanto pensa “chi a doccia non sa faci chi tantu non surau, i denti si si lavunu troppu spessu si ‘nfracitannu e non ‘nci menti assai mi si jetta i supra i primi quattru robi chi trova , certu pa cullazioni ‘nci voli tempu: nu bellu tazzuni i latti cu 500 grammi i biscotti ‘nci vonnu! Ma tantu u lavuru e’ dda non si ‘ndi vai …u spetta!” Poi però, preso dalla fretta, non si accorge di avere i calzini uno diverso dall’altro e gli stessi vestiti del giorno prima ma, senza scomporsi, passa ad un filosofico ”mi ‘ndi futtu, ormai iu comu iu!”
AL NORD
Fumagalli utilizza la sua automobile solo per recarsi alla stazione dei treni: prima di sedersi al volante controlla minuziosamente la pressione delle gomme, il livello dell’acqua e dell’olio per poi raschiare il ghiaccio accumulatosi durante la notte sul vetro. Sale sull’automobile, controllo lo specchietto retrovisore, imposta il navigatore satellitare, inserisce la via, allaccia le cinture e parte, direzione stazione. Sa bene che questi controlli comportano una notevole perdita di tempo ma, la sicurezza non è mai troppa! In ogni caso, sta rispettando la tabella di marcia salvata sul proprio foglio excel di lavoro. Treno preso alle ore 7:23 ma, purtroppo, non ci sono posti a sedere. E cominciano i primi mugugni per l’inefficienza dei treni: non è ammissibile che un lavoratore debba fare il viaggio in piedi soprattutto se deve andare “a lavurà”. Arrivo del treno alla stazione di Cadorna alle 8:23: il treno è in ritardo di ben 3 minuti. Di gran carriera, insieme ad altre centinaia di persone che corrono in ogni direzione come tante mosche impazzite, percorre il tunnel che conduce alla metro. Scorge da lontano la metro sul binario in procinto di partire, effettua lo scatto finale per riuscire a salire su quella corsa: la successiva è a 3 minuti di distanza, ci sarebbe da aspettare troppo! Con un ulteriore scatto di reni degno del miglior Cipollini riesce ad incastrarsi tra le porte che si stanno chiudendo; fortunatamente riesce a tirar dentro anche il braccio e la gamba che stavano fuori. Felice come una Pasqua per il tempo guadagnato alla metropolitana, può finalmente tirar fuori dalla tasca il mattone polacco da leggere, che gli farà compagnia lungo le 10 fermate di metro che lo aspettano.
AL SUD
Bevilaqua esce di casa e si dirige verso la fermata dell’autobus che, per fortuna, passa sotto casa sua per giungere dopo 10 minuti a Sant’Anna . Ma mentre si avvicina alla fermata pensa fra se e se: “Mmmm e si poi succeri carchi cosa e mi servi a machina?”Quindi torna indietro a casa, sale sulla sua punto, avvia il motore e guarda con sospetto le cinture di sicurezza domandandosi: “Ma a chi servunu sti cosi niri? Mah, no capiscia mai!” Quindi ingrana la prima e parte alla volta del lavoro. Nel frattempo sono già le 9!
AL NORD
Il viaggio però ha il suo imprevisto: la metro è costretta a fermarsi due fermate prima di quella in cui deve scendere Fumagalli. Una persona si è suicidata. Una notizia agghiacciante per Fumagalli e per tutti i lavoratori presenti sulla metro, unanime la risposta: “Eccone un altro! Ma non poteva ammazzarsi sulla metro gialla questo pirla?!? Certo che non lo capiscono che la gente deve andare a lavurà!!!” Ma Fumagalli non demorde: il posto di lavoro è a soli 2 km e sono le 8:50; facendo di corsa ad una velocità media di 20 km/h in 6 minuti netti si troverebbe puntuale sul posto di lavoro! E così, scende dalla metro, si dirige verso l’uscita e comincia a correre. Peccato che piova, ma non fa niente, con se ha sempre dietro l’ombrello per ogni evenienza!
AL SUD
Lungo la strada una “lapa” ha tamponato un automobile: nessun danno ai mezzi ed alle persone ma, in un batter di ciglia, si è già formato un capannello di persone perchè ognuno deve dire la sua: “U vitti jeu a chiddu ca lapa chi parrava o cellulari!”, ”Si, cazzi, a chiddu ra machina non ‘nci funzionaru i stop!” Il signor Bevilacqua si ferma in quadrupla fila e, noncurante dei rabbiosi colpi di clacson e le copiose “malanove” dirette a lui unite alle comunicazioni circa la dubbia moralità di sua madre, si avvicina per partecipare all’interessante discussione. Esordisce con un classico “jeu non vitti nenti ma cu tampona avi sempri tortu” , disquisendo per un’altra mezzoretta culminata con un bel caffè collettivo offerto dalla parte lesa poiché, alla fine, si scopre che i due si conoscono [leggi “L’incidente stradale del Reggino”]
AL NORD
Ed ecco che alle 8:57 Fumagalli riesce a trovarsi davanti al cancello della sua azienda: ha il tempo anche di darsi una ripulita, per poi trovarsi puntuale alle 9 davanti alla macchinetta e timbrare il cartellino. Tutto sommato, la giornata è cominciata bene. Entra in ufficio, saluta i presenti con un pacato “buongiorno a tutti” (uniche parole rivolte ai presenti in ufficio, oltre ai saluti di congedo quando andrà via), per poi mettersi davanti al pc e cominciare a lavurà. Il lavoro procede freneticamente, bisogna ottimizzare i tempi e i costi. Forse sarà bene cambiare il fornitore si graffette, poiché 2.20 euro al pacco sono una spesa eccessiva per una società che fattura oltre 20 milioni di euro annui. La pausa caffè viene fatta rigorosamente in piedi, mentre si discute col collega Brambilla sulle nuove strategie di marketing da adottare. Al rientro dalla pausa caffè c’è il capo che lo attende: vuole complimentarsi direttamente con lui per gli splendidi risultati raggiunti nel mese scorso. Fumagalli, vistosamente inorgoglito, esprime un “grazie, sono contento di mettere a disposizione dell’azienda le mie capacità”, non accorgendosi che nel frattempo il capo lo stava avvisando che per questo mese l’azienda non potrà pagare gli straordinari fatti fino ad ora (e lui ovviamente aveva accumulato tante ore). Ma Fumagalli, intento a pensare alle belle parole espresse nei suoi confronti, neanche fa caso alla fregatura.
AL SUD
Sono le 10 e, finalmente, Bevilacqua suona il campanello del posto di lavoro (ovviamente ha dimenticato le chiavi a casa), quindi chiede alla collega se come al solito ha firmato al posto suo l’entrata alle 8:30 ed, appena rassicurato sulla questione, si reca a “‘nzurtare” la collega carina che oggi ostenta un generoso decolté. Di fronte a quella visione, il nostro amico si produce in un garbatissimo “Uttana chi barcuneddu chi nd’hai stamatina Loredana!” e quindi fiero del suo dire si siede alla sua scrivania, accende il pc e… si collega su facebook per dare un occhiatina a “La Filosofia Reggina”. Ma trilla il telefono: è il capo che vuole sapere come mai anche oggi fosse arrivato in ritardo. Pronta la risposta: “E chi sapiti mastru Cicciu chi mi ‘mbattiu stamatina! A sveglia non sunau, malanova mi avi me mugghieri chi na voli ittari, l’autobussu non passau , eppi a pigghiari pi forza a machina! Nu traficuuuu, non vi ricu e non vi cuntu e poi, giustu pirchì tutti a mia m’hannu a ‘mbattiri, un incidente mortale! C’era unu sdivacatu dda ‘nterra….non sacciu si muriu ma lu sangu chi ‘nc’era! Comunque non vi preoccupati, ora mi mentu mi lavuru e recuperu u tempu pirdutu!” Quindi, benchè disturbato dall’interruzione, riprende la giusta concentrazione nella lettura dei 300 commenti del turno di notte filosofico sempre su “La Filosofia Reggina“, le avventure di Romeo e Giulietta, i consigli del saggio, le avventure di Admin3 e la madre e poi, “pi non sapiri leggiri e scriviri”, un occhiatina “veloce” (circa mezzora) al blog “www.lafilosofiareggina.com” . Sono le 11:30, il capo è uscito e quindi Bevilacqua si può finalmente recare in magazzino: sgraffigna una risma di carta a4 “pa stampanti ru figghiolu”, un pacco di penne nere, uno di penne blu (“sinno’ me mugghieri mi stona a testa chi non trova mai pinni”). Quindi esce dall’ufficio, carica il tutto in auto, e si dirige verso il bar per godersi la meritatissima pausa caffè! Eh si, tutto questo stress gli ha procurato un calo di zuccheri: urgono un paio di cornetti ed un buon cappuccino.
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si è vero, un mio collega calabrese fa esattamente così a lavoro.
Meritereste un premio per la simpatia e la descrizione reale delle tipicità, ma occorre anche evidenziare che i nostri concittadini al nord sul luogo di lavoro sono di gran lunga superiori agli altri.
Siete bravissimi e mi avete coinvolto piacevolmente da qualche giorno nella lettura quotidiana del vostro sito.
Grazie mille! È vero quelli del sud che lavorano al nord hanno una marcia in più….infatti io che sono del sud lavoro al nord
)))
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAAHAHAHAHAHAHAHAH FANTASTICO!!!!