Mi chiamaru ru ‘spitali, dumani matina mi ricoverannu…

Così tua madre ti dà la notizia e tu sai che questo significa per te solo una cosa: ‘ccumincia u burdellu!

Già perché per le donne reggine il ricovero in ospedale non è semplicemente occupare un letto, in attesa che vengano effettuati gli accertamenti, per loro è un’occasione speciale e come tale va trattata.

I giorni prima sono dedicati alla preparazione “ra valigia”, tua madre tira fuori dal cassetto speciale i mutanti boni, i canotteri boni, a vestaglia e u pigiama ‘ntonati, i pantofoli (“I ‘ccattai ‘nto Corsu, così sugnu sicura chi non mi puzzunu i peri”) e i tuvagghi ricamati mi si stuia a facci.

Starà via una settimana e così inizia a cucinare per quando non ci sarà: “Allura Maria, sentimi bonu: ‘nto frigideri trovi i cutuletti ‘mpanati, a pasta ‘o furnu e a parmigiana fatti e già divisi. U sugu cu satizzu tu misi ‘nta nu barattulu, chi non haiu chiù contenitori, chi ‘nci ‘mprestu a to zia ma pari chi poi mi torna arretu!!! Comunque trovi tutto congelato, quantu ‘llonghi e pigghi

Ed è inutile che provi a farle capire che i supermercati della città rimarranno aperti durante la sua assenza, che se riesce a cucinare Antonella Clerici probabilmente potrebbe riuscirci anche il tuo cane, con un occhio solo e tre zampe rotte, e che non farai morire di fame la tua famiglia.

La mattina del ricovero accompagni tua madre.

Figghia, prima passiamo ‘nti Malavenda, quanto ‘nci ‘ccatto una guantera i pasticcini.

I pasticcini?? E chi li deve mangiare, scusa, che tu ti stai ricoverando?!?

Li porto ‘e ‘nfermeri ru reparto, i maricchieddi! Sono stanchi ‘ra notti e così li faccio ricreare. E poi ieu haiu a stari na settimana, sai come si dice no? ‘Na mano lava l’atra…

Dopo un’ora finalmente a tua madre viene assegnata una stanza dell’ospedale, 4 letti, 4 sedie, 4 comodini e 4 armadietti.

La valigia viene sistemata sul letto e inizia l’esposizione “du serviziu pu ‘spitali”: le posate, il tazzone per la colazione con piattino abbinato, la tazzina, n. 2 strofinacci e u thermos pu cafè.

Tua madre entra in bagno e ne esce che sembra una di quelle modelle di abbigliamento da notte che da piccola vedevi sulle pagine del postal market.

Si sistema sul letto e comincia le relazioni sociali con le compagne di stanza: “E voi Signora, come mai siete qui? Ahhhh capiscia, la tiroide. Io? No io sono qui mi mi fazzo gli accertamenti perché ho un dolore nelle coste che mi ‘cciunca quando risciato

Si volta poi verso di te e, a mezza voce, ti sussurra: “A viu ‘rossicedda a chista, u Signuri non mi ‘rrunfa, chi ieu a notti haiu a durmiri!

Entra l’infermiera per farle il prelievo del sangue, tua madre la sente parlare “Signorina, ma voi di dove siete?” “Signora sono calabrese,vengo da Cosenza” “Eheheh io sono più calabrese di voi mapperò: sono di Reggio Calabria!!

L’infermiera rimane un attimo perplessa, ti guarda e tu le fai segno con gli occhi: “Lassa stari, a Soru, hai a buntà. Tu l’ha ssuppurtari sulu 7 iorna, ieu havi ‘na vita ch’a sentu!”.

Ha compreso la situazione, ha una mamma anche lei. Solidarietà tra figli.

Malantisa sta tappinara, varda!! Varda!!! Mi fici a mulingiana. Scafuliau ‘ddu uri ca ugghia e mi dissi puru chi haiu a pelle dura, mi dissi chi haiu a scorcia! A mia?! Ma u sapi cu sunnu i cristiani!?

La mattina dopo, alle 6, tua madre ti chiama sul cellulare: “Figghia, durmivi?” “Alle 6? Ma scherzi? Alle 6 stavo già in piedi a preparare il pane, Mamma!”, questo le stai per rispondere, ma eviti.

A c’ura ‘nchiani? Portimi n’atru tazzuni i latti, che questo è scucciulato, e pure un poco di zucchero, che u latti stamatina era amaru chi parva zargara!

Tu obbedisci e mentre sei lì da lei, seduta sul bordo del letto, scopri che ha già fatto conoscenza con tutto il personale ospedaliero e con tre quarti del reparto, parentela annessa. Scopri anche che tutti ormai ti conoscono, sanno come ti chiami, dove abiti, quanti anni hai e se hai avuto il morbillo o la varicella. Come farà tua mamma a fare la conoscenza di tutti in 12 ore resta uno dei misteri irrisolti del mondo, roba da Voyager o Il Mondo di quark.

All’ora di pranzo vengono distribuiti i vassoi, a tua madre tocca un piatto di pasta con l’olio, con un poco di formaggio, una fettina arrostita di tacchino e un po’ di insalata di contorno. Ma ecco che arriva la figlia della vicina di letto con una borsa, dalla quale tira fuori tanta i ‘dda roba chi pari chi non si ‘nto ‘spitali ma a Gambarie a Ferragosto: pasta cu sugu, cunigghiu o furnu, furmaggiu, salami e ‘na buttigghia i vinu.

Vuliti favuriri” è la parolina magica pronunciata e tua madre non se lo fa ripetere due volte, già è seduta al tavolino con le altre donne della stanza.

Fa na cosa figghia” ti dice “a pastina e a ‘nzalata mangiattilla tu, che è peccato. A carni portancilla ‘o cani, maricchieddu, chi si sciala”.

E la mela mamma? La vuoi anche o me la posso portare?” chiedi in tono sarcastico.

A puma mentimilla supra u comodinu” ti risponde, mentre ha appena terminato di mangiare il secondo piatto di pasta e si sta riempiendo un panino con il coniglio “menti chi mi faci fami chiù tardu?”.

E tu fai come lei ti ha detto, ti ‘ndi futti, tanto anche se si dovesse sentire male chi ‘nci faci? Esti già ‘o ‘spitali!

 by Ketty D’Amico e Domenico Quattrone

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3 risposte a Mi chiamaru ru ‘spitali, dumani matina mi ricoverannu…

  1. DOLCE ZUCCHERINO scrive:

    Ahahah Geniale…

  2. Giusy scrive:

    Ma che bravi!! Ho letto qualcosa di molto familiare in queste parole ;) ahahahahah

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