Lettera della madre di Lucia,a 28 anni morta suicida:”Laureata con 110…voleva solo vivere in Calabria”

Il 4 Aprile scorso si tolse la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione di Cosenza Lucia una ragazza di 28 anni. In molti pensarono “uno dei tanti casi di depressione”, uno dei tanti. Ormai la società civile (che di civile ci è rimasto ben poco) ci ha abituato a questo. Ma ci pensa la lettera inviata dalla madre al direttore de Il Quotidiano della Calabria  (clicca il link per leggere il testo completo) a smuovere coscienze o, quanto meno, a puntualizzare quanto noi già sappiamo ma che spesso e volentieri dimentichiamo o, addirittura, facciamo finta di non sapere.

“Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata, fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che  il merito avrebbe pagato.” Dice la madre nella lettera. “Il merito paga” (soprattutto al sud) è una frase altamente PERICOLOSA, perchè innesca un meccanismo di speranze che avrà degli effetti futuri distruttivi sulla persona. E’ una frase che viene raccontata ai bambini di pari passo con la figura di Babbo Natale e la Befana. Solo che si scopre la non esistenza di queste due figure verso l’età dei 10 anni, mentre la questione del merito lo si scopre dopo la laurea, verso i 25-26 anni, quando ormai il processo è irreversibile. Perchè lo studio non serve a nulla (se non per cultura personale) se poi non ti viene dato lo spazio per emergere.

Laureata in Ingegneria gestionale – continua la madre nella lettera – in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le  difficoltà che già conosciamo noi donne… e noi donne del Sud. E’ bella come il sole, la sua intelligenza non è stata scalfita neppure dal volo liberatorio, ma era sola! Ci adorava tanto quanto noi, familiari e amici, tanti, adoriamo lei, ma era sola! Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Ingenua lei, colpevoli noi che sapevamo che le cose non vanno esattamente così… E’ sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo… o forse no, perché, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, TUTTI, ci avrebbe dato di più. Perché lei è così, ha dato, sempre, senza neanche volerlo, così, naturalmente, come respirare, bere, vivere. Perché lei è così! 

Al sud o hai UNA RACCOMANDAZIONE, oppure vivi di stenti. C’è poco da fare. Ed ai giovani va detta questa cosa, andrebbe detta tra una lezione e l’altra di Analisi matematiche o di Diritto Privato. Almeno la gente è preparata e sa qual è la situazione da affrontare. Ma la gente, al contrario, ne è consapevole e sta zitta. Soccombe. E resta al sud in mezzo agli stenti o al massimo mestamente emigra.  Qualcuno prova ad emergere con le proprie forze ma i più soccombono. Nessuno che si incazzi a dovere. Tutti che piangiamo, ma nessuno che realmente provi a fare qualcosa di concreto. Siamo arrivati al punto che alla gente non frega neanche più di questo. Vive di quello che gli viene dato, senza chiedersi se effettivamente il corrispettivo è adeguato al prezioso tempo dedicato ad un qualsiasi lavoro.

“Cosa vogliamo fare… liquidare il suo gesto così, in maniera banale? – scrive sempre la madre – No, non è stato un gesto da imprigionare in un trafiletto in terza pagina. E’ il gesto che ogni giovane potrebbe fare, soprattutto se giovane del Sud, questo Sud divorato negli anni – quanti 150? –  da lupi famelici, da burattini – burattinai, da gente mediocre e servile, da chi chiede “per favore” ciò che dovrebbe chiedere “per diritto”, da gente incapace di governarci, da gente che bada a far quadrare i bilanci, da gente che mette al potere quei servi che dicono sempre di sì e che legano a sé con le complicità del malaffare e dei facili e lauti guadagni. No, non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo!… E voi , mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto!”

Volevi semplicemente vivere nella tua Calabria. Non era una colpa cara Lucia, era solo un’aspirazione. Che tu hai pagato a caro prezzo, così come la pagano a caro prezzo tutte quelle persone costrette ad emigrare “controvoglia” e che muoiono dentro lentamente, come in una lunga agonia che non ha mai fine.

Ciao Lucia. Da lassù prova a mettere una buona parola con il Capo per tutti quei giovani che vivono e vivranno il tuo stesso dramma interiore. Ci servirebbe proprio un miracolo.

by Filosofo

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22 risposte a Lettera della madre di Lucia,a 28 anni morta suicida:”Laureata con 110…voleva solo vivere in Calabria”

  1. Ketty D'Amico scrive:

    Questi sono i momenti in cui sento montarmi una rabbia dentro che mi verrebbe voglia di andare a menar mani contro tutto il sistema che ha permesso che tutto ciò potesse accadere.
    Non si può morire per questo, non si deve tollerare che questo accada e vedere l’indifferenza generale di chi si trova “nella stanza dei bottoni” fa rabbia ancora di più.
    Fino a quando sopporteremo questo?
    Quante Lucia dobbiamo ancora sacrificare?
    Quante?

  2. soggettivamente scrive:

    Che amarezza sentire ripetere che al Sud studiare non serve a nulla! Forse serve soltanto a rendere più vulnerabili le aspettative, a creare sogni per poi vederli bruciare, serve solo a farci sentire più piccoli di quanto non siamo. Lucia rappresenta la rabbia di tutti noi!

  3. PrecariaMente scrive:

    Agghiacciante. E lo è ancora di più se si pensa che ormai non è solo un problema del Sud. Conosco giovani laurate con 110 anche qui a Milano e non fanno certo il lavoro per cui hanno studiato. La nostra è la generazione che si deve accontentare di quello che passa il convento

    • mcforesight scrive:

      Purtroppo è vero. La stessa situazione in tutta Italia, siamo tutti laureati e destinati a far ciò che troviamo, non di certo quello per il quale abbiamo studiato, salvo forse pochi fortunati.

  4. stefano re scrive:

    Mi spiace davvero per questa ragazza di cui non conoscevo il triste epilogo.
    Non sono calabrese, ma sono e vivo a Milano. E per il lavoro che faccio vedo tanti cv di laureati che “devono” purtroppo accontentersi di un lavoro che spesso non c’è e se c’è non è ciò che si aspettavano. E purtroppo ciò che scrivi nel post è ciò che si vive anche in Lombardia. Tristi tempi e tristi vite di ragazze come questa, che pagano un ideale ormai perso. Ma io, tu e chi tiene ancora ad alcuni valori, cosa possiamo fare?
    Stefano

  5. EmmaVittoria scrive:

    Una lettera che addolora e lascia senza parole.
    Non c’entra il nord e il sud.
    Vivo in una parte di nord, che conta quasi giornalmente un suicidio “di stato”.
    E dico di stato, perchè costituzionalmente “questo STATO” ci ha abbandonato, portando con se i sogni e le speranze di tanti giovani e non, che spesso si avvicinano all’idea di tristi epiloghi.

    Mi aggiungo a stefano re.. CHE POSSIAMO FARE?

    un abbraccio … Emma

    • Emma al nord si registrano più suicidi (soprattutto tra gli imprenditori) perchè la gente non era abituata a vivere nelle difficoltà. Io sono un emigrato a Milano e la situazione è notevolmente differente rispetto al sud. Al nord il lavoro bene o male c’è, non è quello sognato ma c’è. Al Sud ora come ora c’è il deserto più totale, si sta vivendo in una situazione drammatica.E purtroppo, non vedo neanche una via d’uscita, non credo nella politica di rigore che i nostri governanti stanno intraprendendo. I tempi saranno ancora più bui di adesso.

  6. Mattias scrive:

    morire è facile…vivere e lottare anche contro l’ingiustizia o accontentarsi di un lavoro che non ti appartiene,questo è difficile…mi dispiace per la ragazza,ma la vita è un bene prezioso,mio padre ha lavorato 13 anni come cameriere ed era l’architetto calabrese più promettente…mi ha cresciuto,mi ha insegnato valori,e lo ammiro per essere riuscito a resistere agli ostacoli della vita…questo è difficile…anche se nessuno conosce la sua storia…

    • girlwitheart scrive:

      “morire è facile”. Bhè non penso proprio. Uccidersi è un gesto estremo e sentire dire che è facile, penso sia un’ulteriore segno della disumanità che dilaga.
      Il caso di Lucia è uno degli emblemi della società che ci circonda. Questa ragazza non ha voluto scendere a compromessi con la società in quanto pretendeva la vita che pensava di meritare, e la capisco benissimo.
      Non riesco nemmeno a proporre una soluzione, il sistema è a misura dei ricchi.

  7. Il Dominatore di Poteri scrive:

    lettera bellissima e piena di emozione , io dico è morta una persona che aveva ancora alcuni ragioni per cui vivere , tipo la madre e sua figlia e invece perchè non è riuscita a fare il lavoro che voleva fare ed è morta , alcune volte questo sistema fa schifo e adesso è morta propio una persona che aveva ancora tutto dalla vita . Riposa in Pace Lucia

  8. Pingback: I motivi per cui restare | Die Italienerin

  9. Reblogged this on cercasi apprendisti con esperienza and commented:
    Al sud, si dice qui. Ma io credo che nord o sud non cambi proprio un bel niente…

  10. Mirko scrive:

    pieno rispetto per il suo estremo gesto dettato dall’assenza di meritocrazia e giustiza. Lo sconforto accomuna tutti noi giovani laureati che non vediamo futuro e non vediamo ripagati i nostri sforzi….. il mio carissimo amico Norman Zarcone ha protestato contro il sistema poco più di un anno fa… Ciao Lucia…. Siete i simboli di questa generazione

  11. 6obsidian9 scrive:

    Questi luoghi comuni sul suicidio non si possono sentire, a mio parere. Morire è facile? Certo, sì -che ci vuole? Hai mai provato anche solo a pensare di buttarti giù da un balcone? Oppure di tagliarti le vene e di lasciarti morire dissanguato? Oppure di inghittiore veleno di topo? Oppure di sgozzarti con un coltello da cucina? Immagino che la sola idea ti faccia accapponare la pelle. Bene, questo significa che c’è della speranza dentro di te, e questa speranza in buona parte non è opera tua. Chi arriva a suicidarsi, annaspando in un vortice di buio inimmaginabile, non ha avuto, sicuramente, dalle persone vicine, nè abbastanza forza, nè abbastanza supporto, almeno non al momento giusto: nessuna speranza. Riesci a immaginarti cosa significa vivere senza speranza alcuna? Se tu la pensi così, Mattias, è perchè hai avuto qualcuno che ti trasmettesse questa luce, questa tenacia, e fai bene a ringraziare. Ma non venire a scrivere che morire è facile, te ne prego.

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